Era il 1976 quando Eugenio Finardi esplose come cantautore rock sulle note de La musica ribelle, una delle canzoni che hanno segnato la seconda metà dei turbolenti anni Settanta. Autore particolarmente legato alla radio (a cui dedicò un pezzo memorabile. “amo la radio perché libera la mente”), Finardi torna a fare quel che ha sempre amato ancor prima di salire sul palco: il DJ nella più nobile accezione del termine. Il DJ che non si limita a intrattenere il proprio pubblico ma offre nuovi stimoli e accende la curiosità. In quarantacinque minuti, Finardi scombina le carte musicali attraversando i decenni, facendo incontrare generi e voci diverse scegliendo punti di vista comuni e prospettive inconsuete. Un punto di vista ‘d.o.c’ sul rock e i suoi derivati, sulle musiche del mondo, le nuove contaminazioni sonore, il pop e il folk che parlano una lingua globale.

20 gennaio 2018