Niente di meglio che il teatro e la musica per insegnare la Storia ai ragazzi, facendoli partecipare attivamente nel rappresentare una vicenda – vera o di fantasia poco importa – ambientata durante la Resistenza e scandita da canzoncine d’epoca. E’ l’argomento de Il Musicista, un testo teatrale di Modestina Caputo messo in scena dalla compagnia genovese La Quinta Praticabile per la regia di Massimo Venturiello e ospitato di recente dall’Officina Pasolini di Roma. Diciamo subito che la compagnia privilegia il lavoro con ragazzi molto giovani e che sono loro i protagonisti di uno spettacolo toccante e divertente in cui gli adulti fungono da comprimari. La storia è ambientata ai tempi della lotta partigiana (1944), sulle colline dell’imperiese e gli scenari mutano di continuo dall’aula scolastica al cimitero, luogo di riunioni clandestine e prove di coraggio. La vicenda ruota attorno a Pietro detto Berretta (Iacopo Cloni), orfano di padre, inseparabile dalla sua armonica a bocca. Nel far visita al cimitero in cerca del papà perduto in guerra, il bambino incontra casualmente un partigiano e viene presto adottato dalla brigata locale che lo soprannomina Il Musicista, perché sa suonare, cantare e far cantare i suoi compagni di classe. Nello spettacolo – introdotto al suono di Quel mazzolin di fiori e spesso contrappuntato da una malinconica versione strumentale di Amapola – ascoltiamo classici del tempo di guerra come Pippo non lo sa, Maramao perché sei morto e Voglio vivere così arrangiate per “Under 14” (le musiche sono a cura di Fernando Stellini), col risultato di apparire “energie rinnovabili” anche grazie a deliziose coreografie e costumi d’epoca. E’ infatti la musica a ricomporre le lacerazioni ideologiche che ricadono anche sui piccoli – i contrasti tra ‘filo partigiani’ e fascisti rivivono nelle botte, nelle offese, e nei canti che dividono Pietro e un suo compagno. L’epilogo vede Berretta disobbedire alla madre per eseguire una delicata operazione di sabotaggio ai danni dei tedeschi, che ha un esito fatale. In coma, con poche speranze di tornare in vita o comunque ad un’esistenza normale, Il Musicista viene però risvegliato dopo giorni dalle voci canterine dei suoi amici e il lieto fine giunge liberatorio: “E quando questa lunga notte avrà inghiottito come un incubo la guerra, noi potremo vedere il sole… potrò respirare, giocare per le strade, mangiare carne, pasta e formaggio… Potrò mettere il mio cappotto nuovo e lo voglio rosso per dire a tutti la mia gioia di vivere!”, è Matilde che parla. Non potevamo pensare altrimenti in una pièce di grande poesia, dove i mini attori dominano il palcoscenico con una presenza che fa ben sperare per il futuro – il loro e dello spettacolo in genere, perché no. Brecht colpisce ancora, vivaddio, se è vero che ancora una volta il teatro e la musica sono in grado di restituirci un breve, difficile momento della nostra Storia, educando alla convivenza e all’armonia.   

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