Il Carnevale nasce in tempi antichi come periodo nel quale le regole sociali condivise si allentano fino ad essere persino ribaltate. In quel tempo di temporanea libertà espressiva e comportamentale, è la società stessa a rigenerarsi per poi rimettersi in moto su basi ancor più consolidate.

La lotta fra Carnevale e Quaresima di Pieter Bruegel il Vecchio (1559)
La lotta fra Carnevale e Quaresima di Pieter Bruegel il Vecchio (1559)

La maschera (il cambio dell’identità), il gioco (al posto della fatica), il ballo (che libera energie) e gli eccessi in genere (cibo, bevande, rumori, corpo) sono protagonisti di una festa che già dall’Ottocento si tramuta in evento spettacolare, agli albori della cultura di massa.

Torino, prima capitale d’Italia, sembra la Rio di oggi: nel 1868 nella zona di Piazza Vittorio ci sono 14 balere e cinque piste da ballo nelle piazze, per un Carnevale che va dal 7 gennaio alla quaresima inoltrata con oltre 70 veglioni. Quelli fra il 1870 e il 1890 sono gli anni d’oro del Carnevale, come festa per tutti [Gabriella Turnaturi, Divertimenti italiani dall’Unità al fascismo, in Alain Corbin (a cura di), L’invenzione del tempo libero. 1850-1960, Laterza, 1996]. E’ l’epoca in cui le culture tradizionali cominciano a convergere in quelle urbane. Il carnevale di città è scandito dalle danze globali che proprio in quelle settimane trovano la loro sede d’elezione, come scrive un giornalista nel 1920:

One step fox-trot, esitation, jazz, tango, canguroo-step, frou-frou, maxixe brasiliana, rouli-rouli: così si chiama il carnevale che iniziato nel novembre 1918 non è finito più… Prima si vestiva in costume: ora s’ingolfa nei costumi quotidiani. Non si è ballato mai così freneticamente come dall’armistizio in poi, quasi che l’umanità abbia voluto rifarsi dei tre, quattro anni di astinenza

(Otello Cavara, Il primo carnevale dopo-guerra, in L’Illustrazione Italiana 8, 1920)

 

 

“GOLDEN FOX-TROT” Orchestra del Trianon del M.° N. Moleti (1919)

In campagna invece si balla come si è sempre fatto e così sarà lungo tutto il ‘900 pur se in forme progressivamente ibridate. Il carnevale di Bagolino (BS), un paese di quattromila abitanti, è “un fenomeno unico in Italia e con pochi equivalenti in Europa e fornisce un esempio impressionante del livello di complessità cui può giungere una civiltà musicale popolare” [Italo Sordi, Il carnevale di Bagolino, in Roberto Leydi e Bruno Pianta (a cura di), Brescia e il suo territorio, Silvana, Mi, 1976].

Altri carnevali importanti si svolgono nel Friuli orientale, in Piemonte (Ivrea), a Viareggio (LU), Benedello (MO), Montemarano (AV), Saponara (ME), Acireale (CT), Sappada (BL), Schignano (CO), Tricarico (MT), Fano (PU), Putignano (BA), Cento (FE) – gemellato con Rio – Aidomaggiore (OR) e Mamoiada (NU) con l’esibizione dei celebri Mamuthones, sorta di totem viventi al centro di un carnevale “clamorosamente drammatico per l’integrità del rito e per l’inquietante uso anche ritmico-musicale dei campanacci appesi a grappolo al mantello delle maschere, in quantità tale da coprirne quasi completamente la figura” (Febo Guizzi, Guida alla musica popolare in Italia 3. Gli strumenti, LIM, Lucca, 2002).

In ambito metropolitano, il carnevale più famosi d’Italia è quello di Venezia, a cui Niccolò Paganini dedicò un famoso brano a tempo di valzer che ha sconfinato nella musica popolare e popolaresca, diventando un classico del liscio. E se la musica classica è ricca di composizioni ispirate alla festa, il mondo del pop e del ballo in particolare esprimono una vitalità speciale durante quelle settimane di allegria e bagordi. Il modello universale è il Carnevale di Rio, che ha trasformato il samba da danza nazionale a simbolo stesso della musica festosa. Quest’anno ricorre il centenario del primo samba registrato su disco. Ascolta Pelo telefone, di Donga e Mauro de Almeida inciso nel 1916 e lanciato nel 1917.

“PELO TELEFONE” (Bahiano)

In Sudamerica ci sono molte altre tradizioni carnevalizie. Molto importante è quella del Nordeste argentino, al confine con Cile e Bolivia, da cui è tratta questa danza, registrata sul campo nel 1989 dall’etnomusicologo Enrique Camara, rappresentativa di stili aborigeni contaminati con elementi europei.

“HUAYNOS Y TAKIRARIS”

Nei Caraibi famosissimo è il Carnevale di Trinidad, la cui fama è ormai paragonabile a quella di Venezia o di Rio. Di origine francese, questo carnevale propone maschere e costumi giganteschi, parate e competizioni fra scuole di ballo all’insegna di una tradizione che si rinnova ogni anno, attorno al calipso, la danza nazionale, la soca (sua versione soul ben nota ai deejay) e al limbo: Il tutto al suono incessante delle steel band.

“TRINIDAD CARNIVAL SONG”

Un altro carnevale che attira turisti dal tutto il mondo è quello di New Orleans, che si svolge all’insegna quegli stili “dixieland” che proprio un secolo fa (1917) cominciavano a essere registrati su disco nella città più meticcia del Sud: creoli, britannici, italiani, francesi e altre comunità diedero vita a un melting pot unico al mondo dal quale usci il Jazz, musica da strada, da bordello e oggi musica d’arte.

ASCOLTA “DIXIELAND JASS BAND ONE-STEP”

Al di là delle differenze locali, che riguardano tradizioni fortemente connotate come Rio e New Orleans, la musica che si balla di Carnevale è da decenni la dance internazionale nelle sue molteplici varianti (dalla disco classica alla house, dalla techno all’electro ecc.). E dunque, per finire, vi offriamo uno spaccato di soundtrack da un’immaginaria pista da ballo a cavallo del Millennio (1999-2001), tratta da un ciclo di puntate sulla musica disco che Radio inBlu ha mandato in onda nell’estate del 2005.

ASCOLTA “INBLU DANCE”