“La predilezione per il maestro Rota deriva dal fatto che egli mi sembra abbastanza congeniale ai miei tipi di storie e che lavoriamo insieme in maniera (non parlo dei risultati, ma del modo con cui si svolge il lavoro) molto lieta. Non è che io suggerisca i temi musicali, perché non mi intendo di musica. Comunque, siccome ho idee abbastanza chiare del film che faccio in ogni dettaglio, il lavoro con Rota di svolge proprio come la collaborazione alla sceneggiatura. Io sto vicino al pianoforte e Nino sta al piano e gli dico esattamente quello che voglio. Posso dire che è forse tra i musicisti cinematografici il più umile di tutti, perché veramente fa una musica, secondo me, estremamente funzionale. Non ha la presunzione e l’orgoglio del musicista che vuol far sentire la sua musica. Si rende conto che la musica da film è un elemento marginale, secondario, che può solo in certi momenti essere protagonista, ma in genere deve solamente spalleggiare”.

Sono parole di Federico Fellini datate 1958. Ha scritto Sergio Miceli (La musica nel film: arte e artigianato, 1982), che la musica di un film possa essere spesso un elemento marginale non vi sono dubbi, ma se esiste un modo di pensare il cinema in cui essa risulta indispensabile (neppure come commento bensì in quanto attrice) questo è proprio il cinema di Fellini. Il rapporto fra i due è stato dei più irrazionali: “Posso dire che non è mai andato né a un’opera, né a un concerto e non gli piace sentire la musica – ha dichiarato Nino Rota – anzi gli dà fastidio poiché la sente fortemente e non vuole essere obbligato a seguirla, perché vuole seguire soltanto le sue immagini… Ha una sensibilità musicale relativa al suo mondo”.

La musica nel cinema di Fellini – e s’intende quella composta da Rota – è sia mezzo che fine narrativo, una musica-personaggio che scopre dimensioni ataviche, misteriose, ritualistiche e, perché no, regressive. È qualcosa che avvolge come una coperta di Linus, un bozzolo dove succedono le cose più mirabolanti, un velo di Maya che protegge dal mondo esterno, in ciò del tutto analogo al buio di sala.  Dopo di lui, Fellini si rivolse al futuro premio Oscar Luis Bacalov, ma fu una breve parentesi prima di decollare con l’altro futuro premio Oscar Nicola Piovani, che firmò la restante produzione del maestro fino alla morte avvenuta il 31 ottobre 1993. Dallo Sceicco bianco alla Dolce vita, da Otto e mezzo ad Amarcord,

ASCOLTA LE PIU’ BELLE MUSICHE DEI FILM DI FEDERICO FELLINI