Sintesi originale di vita vissuta ed erudizione, metodo scientifico e critica storica, la nuova fatica di Sandro Portelli – decano dei saggisti musicali, padre della storia orale, Ordinario di Letteratura Americana in pensione – è una testimonianza leggera di come si possa fondere poesia, letteratura, storia, antropologia, etnomusicologia e popular music attorno a una sola canzone. Il sottotitolo recita “Hard Rain”, una ballata fra tradizione e modernità (Donzelli, 2018) e dimostra come si possa scrivere un libro che esplori il mondo delle culture rock e subalterne partendo da una sola canzone, l’epocale A Hard Rain’s A-Gonna Fall che Dylan incise nel 1964 e che Portelli per primo trasmise alla radio nel 1964. La tesi centrale è che la creatività di Dylan è tale grazie ai rapporti da lui (consciamente o meno) attivati nei confronti delle culture popolari. Portelli introduce la metafora della musica popolare come placenta, fonte di nutrimento perenne in grado di alimentare la produzione di canzoni anche in epoca rock quando quel mondo è oramai scomparso – almeno per quel che riguarda la sua organizzazione socio-economica – il che non gli impedisce di ispirare la creatività. Scrive Portelli: “A Hard Rain’s A-Gonna Fall è uno di questi anelli di congiunzione: si alimenta della profondità storica incorporata nell’antica ballata, la proietta verso un immaginario contemporaneo, e li illumina entrambi”. Nell’intervista si scorrono le pagine del libro, si affrontano temi centrali nella ricerca antropologica e musicale (oralità e scrittura, conservazione e cambiamento), si ascoltano estratti da ballate a cui Dylan si è ispirato nel comporre Hard Rain e si confronta la sua versione con altre che risalgono all’800, si riprendono paragoni con la letteratura e la Bibbia. La conclusione è che nelle culture popolari nuovo e antico si confondono, trionfa l’ambiguità, perché la ballata fornisce domande, non risposte.

Ascolta l’intervista con Sandro Portelli