Quella che il mondo ha contrassegnato col numero uno e con l’aggettivo Grande e che per l’Italia fu (anche) la quarta guerra d’indipendenza, è il terzo luogo dell’immaginario collettivo (dopo l’emigrazione e la fabbrica) a creare un proprio repertorio originale, una tradizione diffusa e celebrata in tutto il Paese anche e soprattutto in tempo di pace. La prima guerra mondiale fu il più grande archivio della memoria, “non solo un enorme crogiuolo di culture ma anche un canale di comunicazione di diverse culture popolari compresenti nel paese” (Cesare Bermani)  All’inizio della guerra solo il 24% dei soldati parlava italiano e di loro il 90% erano ufficiali. La canzone servì anche a diffondere la lingua italiana, a creare una cultura di base, per quanto fatta di frammenti e immagini rubate a versi di cui non tutti capivano il significato. L’Italia, che non aveva conosciuto la formazione di un ‘canzoniere nazionale’ già nell’Ottocento (come invece la Francia), trova, nei canti alpini e militari connessi alla prima Guerra mondiale, la base per un suo repertorio ‘nazionale’, interclassista, comune al mondo popolare e alla società borghese e anche interregionale. La colonna sonora della Grande Guerra è formata da un repertorio ‘dal basso’ e uno proposto dalla cultura dominante. Michele Straniero e Virgilio Savona, nel loro libro in due volumi (Canti della grande guerra, Garzanti 1981) suddividono questo repertorio in quattro gruppi tematici:

  • Canti spavaldi, di esaltazione guerresca e abnegazione patriottica.
  • Canti di evasione, attesa e marcia.
  • Canti di rassegnazione, angoscia e dolore.
  • Canti di rabbia, di protesta e di scherno.

 

Poi ci sono i filoni minori come i canti di prigionia, i canti di caserma, gli inni patriottici commissionati ad autori professionisti e dilettanti come La canzone del Grappa, e infine canzoni che furono successi discografici come ‘O surdato ‘nnamurato (1915). Scritta all’inizio della Grande Guerra, venne subito adottata come inno ufficiale dei bersaglieri, ma in realtà è una splendida canzone d’amore. La Leggenda del Piave (1918), scritta da E.A.Mario il 23 giugno 1918 divenne popolare anche sulla linea di fuoco dove diede nuovo coraggio ai soldati dopo Caporetto, giovando alla riscossa molto più di un generale e assurse quasi a inno nazionale

 

Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa) di cui oltre 9 milioni caddero sui campi di battaglia; si dovettero registrare anche circa 7 milioni di vittime civili, non solo per i diretti effetti delle operazioni di guerra ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie. La guerra si concluse definitivamente l’11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l’armistizio imposto dagli Alleati. I maggiori imperi esistenti al mondo – tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo – si estinsero, generando diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell’Europa.

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