Da diverso tempo ormai il mondo austero della musica classica ha aperto le porte al rock e ad altre espressioni della musica popolare che si collocano agli antipodi per sonorità, stile, modalità esecutive e di ascolto. L’incontro fra i due universi è avvenuto spesso sul piano della collaborazione fra musicisti e compositori, orchestre sinfoniche e gruppi rock, che all’inizio degli anni Settanta aveva persino aperto la strada a un sottogenere musicale: il rock sinfonico (Emerson, Lake e Palmer, Ekseption) che partorì interessanti ibridi come gli album dei Moody Blues e dei Deep Purple insieme a importanti orchestre britanniche o, più vicino a noi, il Concerto Grosso dei New Trolls scritto da Luis Bacalov.

Le ibridazioni sono proseguite nei decenni, basti ascoltare – sempre nella sezione Radio Stories – le interviste a Enrico Pieranunzi a proposito delle sue rivisitazioni di musiche di Debussy, e al violinista americano Robbie McDuffie, che ha commissionato un Concerto per violino e gruppo rock al suo amico d’infanzia Mike Mills, (ex) bassista dei R.E.M.

A Genova, dal 19 ottobre, si apre una mostra all’insegna di un accostamento ardito, ma del tutto giustificato: quello fra il più grande violinista del suo tempo, Niccolò Paganini, e il più innovativo chitarrista rock di sempre, Jimi Hendrix. Partendo dalle molte affinità – talento, divismo, gestualità – la mostra di Palazzo Ducale (aperta fino al 10 marzo 2019) intende raccontare il più illustre musicista genovese attraverso una narrazione multimediale e curiosità varie che includono cimeli hendrixiani prestati direttamente dal museo di Seattle.

La mostra è stata curata da Roberto Grisley, Raffaele Mellace e Ivano Fossati, altro illustre musicista genovese che esordi’ con i Delirium per poi approdare a una originale carriera solistica come cantautore e autore di successo per moltissimi interpreti della canzone italiana.

Della mostra e della trasversale rilettura di una figura importante della storia ci parla uno dei curatori, il prof. Raffaele Mellace (docente di Storia della Musica all’Università di Genova), intervistato da Paolo Prato. Era velocissimo – si legge nella presentazione – compiva salti melodici di diverse ottave, eseguiva lunghi passi con accordi che coprivano tutte e quattro le corde, alternava velocemente note eseguite con l’arco e note pizzicate alla mano sinistra, fino a terminare le sue esibizioni con la rottura delle corde del violino. Proprio come una rockstar, proprio come Jimi Hendrix. Talentuoso, istrionico, amante degli eccessi, sempre lontano dalle convenzioni, Paganini non è stato soltanto uno dei più grandi violinisti esistiti, compositore, tra l’altro, dei celebri Capricci per solo violino. È stato anche il protagonista di aneddoti e leggende entrati da subito nell’immaginario collettivo: basti pensare al celebre Paganini non replica, divenuto un vero e proprio modo di dire.

Si può considerare l’“inventore del divismo”, la prima star musicale a curare in modo maniacale la propria immagine, alimentando il mito di sé stesso con oculate strategie di “marketing”. Senza che tutto ciò sminuisca il suo straordinario talento: i suoi virtuosismi infatti sono assolutamente leggendari. Nessun altro violinista della sua epoca è mai stato capace di avvicinarlo. Il rapporto con lo strumento, il virtuosismo, le spettacolari performances, i concerti affollati, sono alcune delle affinità tra i due: la mostra presenta infatti un continuo parallelo e confronto tra Paganini e Hendrix, attraverso oggetti, documenti e elementi scenici fortemente suggestivi, creando una forte empatia con il pubblico.
Articolata in sezioni tematiche, la mostra propone diverse chiavi di lettura attraverso le quali conoscere la figura di Niccolò Paganini: dal talento al virtuosismo, dal rapporto con il grande pubblico agli aspetti più intimi e personali, scoprendo le tracce della sua eredità nella nostra epoca contemporanea.

ASCOLTA L’INTERVISTA A RAFFAELE MELLACE