Nel 1968 iniziava l’avventura di Gastone Pietrucci, folgorato dalla bellezza della musica popolare, che iniziò a esplorare il repertorio della sua terra, le Marche, a registrarlo e riproporlo con il suo gruppo La Macina, ancora attivo dopo 50 anni. Pietrucci è una leggenda vivente del folk revival italiano, avendo contribuito a dargli forma sin dagli inizi che si fanno risalire al 1964, l’anno di “Bella Ciao” al Festival di Spoleto. Venerdì 14 settembre, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, La Macina festeggerà il compleanno insieme a quattro splendide voci come Rossana Casale, Lucilla Galeazzi, Giovanna Marini, Sara Modigliani, quattro musiciste che hanno incrociato la vicenda della Macina sia dal vivo che su disco.

Una delle più longeve ed importanti formazioni di musica popolare in Italia, festeggia i suoi 50 anni di attività con un evento straordinario ed imprevedibile, dove il canto si mescola alla terra, la musica all’arte, le radici alle ali. Fin dall’inizio, come racconta lui stesso nell’intervista a Paolo Prato – che potete ascoltare più avanti – Gastone Pietrucci, aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto, ha scelto di guardare al passato in via di estinzione per preservarne lo spirito, le storie, le voci a cui ha chiesto di raccontarsi per raccogliere un testimone e farle rivivere. Il che non gli ha impedito di percorrere strade parallele, coerenti con il progetto iniziale: dalla riproposta di brani tradizionali alla scrittura di musiche e canti originali, fino alla collaborazione con gruppi locali come i Gang – che negli anni Ottanta erano l’avanguardia del rock indipendente, con un approccio molto politico.

La pubblicazione di ben diciotto LP e del volume Cultura Popolare Marchigiana (1985), la più ampia e organica raccolta di canti e tradizioni popolari che la regione delle Marche può vantare (“abbiamo perduto cent’anni di voci e canti, visto che l’unico precedente risale al 1885” – dichiara nell’intervista) fanno del Gruppo di Ricerca e Canto Popolare La Macina l’unico autorevole portavoce di quello che è il ricchissimo patrimonio della tradizione e della cultura orale marchigiana.

Ad anticipare la serata, la mostra antologica dei collages di Gastone Pietrucci, leader e fondatore de La Macina.  Un labirinto dentro un altro labirinto, alle spalle del cantante, dell’aedo e del cantautore o cantore stesso. Riprende le parole tramite le cose e le loro immagini riflesse e speculari e gli riconferisce, in un certo senso, un nuovo nome sotto forma di allegorie, metafore, anagrammi, enigmi, arcani, tarocchi strani. Sono oltre 50 anni che Gastone fa collages, più o meno come le canzoni.

LA FORMAZIONE DE LA MACINA:

Gastone Pietrucci – voce

Adriano Taborro – chitarra, mandolino, violino e voce (direttore musicale)

Marco Gigli – chitarra, voce

Roberto Picchio – fisarmonica, voce

Riccardo Andrenacci – batteria, percussioni

Giorgio Cellinese – coordinamento

 

Ascolta l’intervista a Gastone Pietrucci con questa scaletta:

 

  1. Sciur padrun da li beli braghi bianchi, da “Bella Ciao”
  2. Nazzareno Saldari, Lina Marinozzi Lattanzi, Domenico Ciccioli, Canto ‘a vattocco
  3. La Macina, Bella sei nada femmena
  4. Gruppo Filandere di Jesi, La va giù per le contrade
  5. La Macina, La guerriera
  6. La Macina, La ballata del brigante Pietro Masi detto Bellente
  7. La Macina, Io me ne vojo andà… (saltarello)
  8. La Macina, Benediciamo a Cristoforo Colombo…
  9. La Macina e Gang, La Filanda È Na Galera
  10. La Macina e Rossana Casale, Bovi bovi
  11. La Macina, Sotto la croce Maria
  12. La Macina, Supplica a mia madre (su di una poesia di P.P.Pasolini)