“Ma guarda questi qui, cantano le bellezze di Napoli e Roma, ma per far qualche soldo devono venire a Milano!”. Così Giovanni D’Anzi ricorda cosa ispirò la sua canzone nel lontano 1935. Milano in quegli anni era una metropoli moderna, in piena espansione. I principali editori musicali avevano il loro ufficio in Galleria del Corso, così come le case discografiche, ancora in fase embrionale perché le canzoni si ascoltavano soprattutto alla radio. Il ritornello della ‘bella Madonina’ non è un’invenzione d’artista, ma rispecchia una realtà: nei locali più alla moda (Supercinema, Cova, Birra Italia) si esibivano spesso cantanti e musicisti napoletani dato che la canzone del Vesuvio era l’unico repertorio di qualità conosciuto in tutto lo Stivale anche se l’immigrazione dal Meridione era praticamente inesistente. Così D’Anzi – milanese d.o.c. ma perfettamente consapevole del valore della canzone napoletana – un giorno disse all’amica Linda Pini, una famosa star del cinema che amava esibirsi nei locali in veste di soubrette, “se domani ti porto una canzone in cui si prende in giro Napoli e Roma, tu me la canti? Così sai, per vedere le loro facce…! E la Pini, che era mezza matta come me, accettò. Quella notte, in tre ore, per fare uno scherzo ai napoletani feci tutto. Portai parole e musica alla Linda e lei, due sere dopo, alla fine dello spettacolo, annunciò una novità: la mia canzone Madonina”.

Tutto questo sta nel libro di Giancarla Moscatelli, storica del costume, insegnante e musicista, che alla canzone-simbolo di Milano ha dedicato un omaggio strabiliante in cui il racconto storico, alternato a immagini d’epoca di raro fascino, si mescola alle vicende personali di uno dei grandi autori della canzone italiana: sue sono infatti melodie sempreverdi come Non dimenticar le mie parole, Bellezze in bicicletta, Ma l’amore no, Silenzioso slow, Quando canta Rabagliati, Non partir e molte altre ancora.

Il libro si apre con una panoramica sulla Milano degli anni ’30, abitudini, manie (lo yo-yo) e innovazioni (La Rinascente) e passioni (calcio, ciclismo) dei milanesi con finestre dedicate al Futurismo e all’immagine della donna, fra diritto di voto, rotocalchi e moda. Poi affronta il tema dell’accoglienza, sempre caro alla metropoli meneghina in grado di attirare genti da ogni dove. Quindi si concentra su Giovanni D’Anzi, la sua vita, la sua esperienza parigina, la rivista, la radio, Rabagliati, il rapporto col celebre caffè-concerto Trianon e il suo tabarin stravagante e malizioso, il Pavillon Dorè. Poi, la Madonnina, la celebre statua che ‘domina Milan’ dall’alto del Duomo e che rappresenta un simbolo di identità per gli abitanti. La personalità di D’Anzi viene infine esplorata attraverso i suoi aforismi e le sue tante ricette che riportano in auge il gusto sempre attuale della cucina di una volta. Un capitolo finale è riservato alle edizioni Curci, che viaggiano verso i 160 anni di vita, e che hanno battezzato la canzone di D’Anzi insieme a molte altre perle della musica italiana.

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