Il 28 luglio del 1976, con una sentenza della Corte Costituzionale che sanciva il “diritto di antenna” all’emittenza radiofonica privata, si apriva una stagione nuova per il mondo dell’informazione, foriera di ricadute sul territorio, oltre che sulla formazione politica e culturale di una generazione. Qualche anno più tardi, avremmo scoperto trattarsi delle prime prove di quella ‘società dell’informazione’ che andava caratterizzando la condizione postmoderna tipica delle nazioni avanzate.  Il libro di Raffaello Doro (Viella ed.), ricercatore in Storia contemporanea presso l’Università della Tuscia (Viterbo) ricostruisce la storia di quella stagione unica e irripetibile che ha portato, fra l’altro, alla creazione di tante radio di ispirazione cattolica come InBlu.

Ovunque nascevano radio da comunità, gruppi politici e studenteschi, movimenti religiosi e comitati di quartiere e tutte erano motivate allo stesso modo, pur se focalizzate su contenuti diversi. Scriveva Umberto Eco nel 1976, dopo aver ascoltato con attenzione Milano Centrale e Canale 96, due emittenti della sinistra milanese:

“ …la musica può anche interrompersi per lasciare spazio a un dibattito e le nostre orecchie abituate al moderato lessico del monopolio, allibiscono: qui si parla di lotta dura senza paura, di aborto, di filo da torcere ai padroni, di comitati di quartiere, di occupazioni di case e in luogo della pubblicità potete sentire il disc-jockey che vi invita la domenica successiva a una grande festa liberatoria nell’edificio occupato di via Tortona o in zona ticinese, ciascuno portando oggetti da riciclare e la propria dose di fantasia” (Umberto Eco, ‘L’onda anomala’, in Dalla periferia dell’impero, Bompiani: Mi, 1977)

Dalle pionieristiche radio pirata, che trasmettevano in acque internazionali dalla fine degli anni Cinquanta alla nascita dei ‘cento fiori’ radiofonici, dalle radio politiche alle trasgressioni del movimento 77, dalla risposta della RAI al dilagare di emittenti private negli anni delle televisioni libere, il libro è un’affascinante storia del nostro paese attraverso la comunicazione radiofonica, la battaglia per la ‘presa della parola’ sulla scorta del partecipazionismo esploso negli anni di piombo, il ricordo di figure indomite che nella ricerca della verità sacrificarono la vita, come Peppino Impastato, la cui vicenda di giornalista radiofonico contro la mafia è stata immortalata nel film I cento passi.

Nelle pagine finali del libro, che si ferma al 1990 quando il circuito InBlu era ancora di là da venire, si legge:

Un altro segmento importante della radiofonia è costituito dalle radio cattoliche, che si sono riunite nel consorzio CORALLO (Consorzio Radio Libere Locali) arrivando a circa 450 emittenti affiliate all’inizio degli anni Novanta. Costituitesi nel fermento radiofonico di metà anni Settanta, le emittenti cattoliche dimostrano una notevole centralità in questo settore, Negli anni Ottanta il punto di raccordo delle stazioni cattoliche che scambiano programmi informativi è la trasmissione del settimanale “Ecclesia” sulla vita della Chiesa in Italia e nel mondo.

Mentre più avanti si fanno il nome di Radio Diaconia a Fasano, Radio Pace di Verona, Radio 2001 di Novara, Radio Amore di Caltanissetta, Radio Nuova di Trieste e Radio Centro in provincia di Bari. Oggi le radio cattoliche hanno decuplicato il loro numero e la loro incidenza sul territorio, ma questa è un’altra storia, che qualcuno un giorno scriverà.

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