Una delle più belle e popolari voci del Novecento moriva sessant’anni fa a Roma, il 30 novembre del 1957.

Beniamino Gigli è stato un divo della lirica e della canzone, che si è prestato anche al cinema girando una quindicina di pellicole ad alto tasso di popolarità a cominciare da Mamma (1940) che lo vede cantare per la prima volta quello che sarà uno dei tanti cavalli di battaglia, a bordo di un transatlantico per una platea di emigranti.

Nativo di Recanati (1890), la cittadina delle Marche che tra i suoi figli illustri vanta Giacomo Leopardi, Gigli si trasferì a Roma poco più che ventenne per dar seguito alla sua vocazione dopo i molti incoraggiamenti. Mantenendosi con lavori umili, frequenta il liceo musicale di Santa Cecilia e si diploma a pieni voti nel 1914 per poi trionfare nello stesso anno al concorso per giovani cantanti lirici di Parma, che gli apre le porte di una fulgida carriera. Già a novembre infatti, debutta come professionista nella Gioconda al Teatro di Rovigo riuscendo a imporsi meglio – tradito dall’emozione – nelle successive repliche al Comunale di Ferrara e quindi al Carlo Felice di Genova nella Manon di Massenet. Nel 1915 interpreta quel che sarà uno dei suoi pezzi forti, il Mefistofele di Boito, al Massimo di Palermo, che ripreso al Costanzi di Roma resterà in cartellone per due mesi segnando il definitivo decollo del giovane tenore. Gli anni dal 1917 al 1920 sono decisivi: incontra Mascagni a Livorno, viene chiamato da Toscanini alla Scala dove la sua interpretazione del Mefistofele conquista il tempio della lirica. Poi è in tournée in Sudamerica dove rimane un anno accolto da un entusiasmo senza confini.

Ma siamo ancora al di qua del mito… Questo comincia a prendere forma quando, alla morte di Caruso, Gigli prenderà il posto del grande divo al Metropolitan di New York grazie a un sodalizio con il famoso impresario Gatti-Casazza che ne gestirà la carriera. Nel 1924 il New York Times lo proclama “il più grande tenore del mondo” e lui è diventato “il secondo Caruso”. Rimarrà in America dodici anni, fino al 1932, per poi fare ritorno in Italia dove inizierà una carriera multipla che lo porterà a esibirsi alla radio, nei teatri e negli studi cinematografici. Ovunque elargirà il suo enorme talento riuscendo anche a entrare nel cuore della gente per via delle sue umili origini. La musica lo ripagherà ampiamente e lui si prodigherà in opere di beneficienza e gesti di solidarietà.

A 60 anni dalla morte Beniamino Gigli appare sempre più come colui che, dopo Caruso, ha inventato la figura del tenore a tutto campo, quel che oggi in ambienti anglofoni chiamano ‘operatic pop’ o ‘popera’, ovvero quel genere che nobilita la canzonetta con le armi del bel canto: dopo di lui Pavarotti, i Tre Tenori, Bocelli e Il Volo hanno trovato una strada spianata che profuma di ‘made in Italy’ e mantiene alta la qualità della nostra musica nel mondo.

Ascolta la rievocazione della carriera di Gigli, le sue interpretazioni più celebri e un’intervista esclusiva con Beniamino Gigli jr, nipote del grande tenore, che rievoca il rapporto col nonno e offre una prospettiva inedita su chi ancora oggi è considerato un vanto della musica italiana e internazionale