Il 3 febbraio del 1957 la RAI inaugurava il siparietto più popolare della televisione in bianco e nero. Una serie di mini sketch di circa due minuti che avevano per protagonisti celebri volti della tivù, del cinema e del teatro, che si concludeva con un breve messaggio pubblicitario. Carosello è entrato così nelle vite degli italiani e per vent’anni i suoi slogan, le sue trovate, i suoi personaggi di fantasia sono divenuti patrimonio di tutti a partire dai bambini per i quali quei dieci minuti mandati in onda tra la fine Telegiornale e l’inizio della trasmissione di punta della serata erano un limite invalicabile: “dopo Carosello, tutti a nanna!”

Carosello ha inventato un modo tutto italiano di fare pubblicità, che aveva a che fare più con la commedia dell’arte che con le rigide regole del marketing. E per questo fu invidiato all’estero, persino dagli inventori stessi dell’arte pubblicitaria: nel 1971 una selezione di caroselli viene presentata al Museo d’Arte Moderna di New York. Comprendeva filmati girati da grandi registi del cinema, da Gillo Pontecorvo a Claude Lelouch, da Richard Lester a Ermanno Olmi, ricevendo il plauso del New York Times. E un regista innovativo come Jean-Luc Godard disse che Carosello è stato “il prodotto migliore dell’industria cinematografica italiana”!

(da Carosello story. La via italiana alla pubblicità televisiva raccontata da Laura Ballio e Adrian Zanacchi, ERI, To, 1987)

 

 

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